Vestigia dal passato: Porta Sonsa

Vestigia dal passato: Porta Sonsa

Porta Sonsa o Porta Sonza è una di quelle porte che si mimetizzano ormai nel tessuto urbano di Viterbo, lascito di un antico passato che però continua ad affidare a noi coevi traccia di sé.

La troverete all’inizio di Corso Italia prendendolo da Piazza Verdi (meglio conosciuta dagli abitanti come Piazza del Teatro), immediatamente prima della traversa di Via Mazzini.

I lavori per la costruzione della Porta si iniziarono per ordine dell’imperatore Enrico IV – figli0 del più celebre Federico Barbarossa – nel 1095. La Porta fu infine edificata molti anni dopo, in un anno imprecisato sotto il papato di Eugenio III che sedette sul soglio pontificio dal 1145 al 1153.

Da dove viene però questo nome particolare? Dal fiumiciattolo che scorreva proprio fuori di essa: il Sonsa; oggi lo conosciamo come Urcionio e, negli anni, esso è stata interrato con un importante intervento urbanistico che ha permesso di creare la spianata di Via Marconi e del Sacrario.

La Porta godeva di un grande privilegio poi: chiunque si trovava in una situazione di sudditanza se la attraversava sarebbe diventato libero. Questo perché a Viterbo fu data la dignità di “libero comune”, ossia un luogo più slegato e libero dalle dinamiche di potere imperiali e/o papali. In quegli anni crebbe e prosperò fino a diventare uno dei più floridi ed importanti comuni del Centro Italia, contando una popolazione di almeno 60.000 abitanti, rendendosi così anche una delle città più grandi d’Europa.

Fa comunque una certa impressione sapere che mille anni fa, in un’epoca nella quale raramente si parlava di “diritti umani”, a Viterbo esisteva la possibilità di farsi uomini liberi semplicemente valicando una porta. Ecco l’importanza della Porta Sonsa.

L’epigrafe parlante posta sopra la Porta e che ci racconta la sua storia.