La Mossa

La Mossa

Tra le tante sfaccettature della grande festa del Trasporto della Macchina di Santa Rosa ce ne è una, in modo particolare, che attira sempre l’attenzione dei visitatori: la Mossa. Con questo termine i Facchini, ma in generale tutti i viterbesi, chiamano quel delicato momento in cui la Macchina di Santa Rosa si solleva verso il cielo. Un momento sempre carico di adrenalina, che emoziona chiunque, lasciando senza parole coloro che assistono al Trasporto del 3 settembre per la prima volta.

Nonostante il nome dai caratteri semplici, la Mossa è in realtà un’operazione delicatissima. Il capofacchino compone la formazione dei Facchini sotto la Macchina di Santa Rosa. Si parte dalle stanghette posteriori e via via si riempiono le file alla base della Macchina.

Il capofacchino, con voce forte e decisa, chiede ai Facchini di Santa Rosa: “Siamo tutti d’un sentimento?”. La risposta arriva come un coro: “sì!”. Un modo per incoraggiare e caricare al massimo i Facchini.

Il capofacchino, allora, inizia a pronunciare i comandi: “Sotto col ciuffo e fermi!”. “Fermi!”. “Facchini di Santa Rosa, sollevate e fermi!”. Indicazioni che servono per far alzare contemporaneamente tutti i Facchini e far stabilizzare immediatamente la Macchina. Una delle fasi più delicate del Trasporto dove le oscillazioni dell’enorme struttura devono essere ridotte al minimo. Veder alzarsi una struttura così maestosa, come è la Macchina di Santa Rosa, crea una suggestione fortissima.

Una volta che la Macchina è stata alzata e stabilizzata inizia la marcia al grido di: “Per Santa Rosa, avanti!”.