Da San Giovanni in Zoccoli a Corso Italia

Da San Giovanni in Zoccoli a Corso Italia

Il nostro giro sarà lungo e pieno di cose interessanti da vedere, perciò entriamo subito da Porta della Verità e dirigiamoci a destra verso Via Mazzini, In poco tempo siamo arrivati in Piazza Dante che ci accoglie con la sua fontana medioevale a fuso.

SAN GIOVANNI IN ZOCCOLI

Appena superata la piazza, eccoci alla chiesa di S. Giovanni in Zoccoli. Il nome, a dire il vero, è un po’ strano ma non è difficile da spiegare. Una volta la chiesa di chiamava San Giovanni in Ciocola. Il nome veniva da “ciotola”. In molti dipinti antichi, infatti, San Giovanni Battista veniva rappresentato con una ciotola in mano. Questo oggetto, gli serviva per battezzare le persone.
Alza un attimo gli occhi e guarda il rosone che orna la sua facciata. E’ veramente bello, soprattutto se pensi che è l’unico ornamento di tutta la chiesa. Entriamo nel suo interno. Lo vedi? Le pareti sono nude, senza pitture, marmi o decorazioni. Anche se ti sembra strano, proprio questo la rende importante. La chiesa, infatti, non ha avuto grosse modifiche nei secoli ed è ancora come era nel Medioevo, quando è stata costruita.
Proseguiamo lungo Via Mazzini.

PIAZZA DELLA CROCETTA

Certo varrebbe la pena percorrere molti dei vicoli che la collegano con il Corso Italia. In ognuno c’è qualche cosa da scoprire: un palazzo, una finestra, una scalinata. Oggi, però, sarà meglio proseguire fino alla Piazzetta di Santa Maria in Poggio. I Viterbesi la conoscono come Piazza della Crocetta, perché, circa dal 1606, sono stati qui i Padri Crociferi.
Qui si sente, già nell’aria, la storia di Santa Rosa. In questo posto dovrebbe essere avvenuto il famoso “miracolo della brocchetta” che ogni viterbese sa raccontare. Come avvenne?
La Santa, come tutte le ragazze di quel tempo, era andata a prendere l’acqua alla fontana. Lì, naturalmente, incontrò altre ragazze che erano venute per lo stesso motivo in quello stesso posto. A una di queste cadde la brocca che stava riempiendo. La brocca si ruppe e la fanciulla cominciò a lamentarsi. Santa Rosa, allora, raccolse da terra i pezzi rotti, li rimise insieme e la brocca tornò sana.
La piccola statua della Santa che è stata messa in cima al fuso della fontana ricorda questo miracolo. Guarda, ora la chiesa che abbiamo di fronte. E’ stata rifatta più volte e ha perso del tutto il suo aspetto medievale, ma ti assicuro che è molto antica. Qui fu sepolta nella nuda terra Santa Rosa, che morì giovanissima. Si racconta che in seguito la Santa apparve in sogno al papa per ben tre volte. Egli diede allora l’ordine di ritirare fuori il suo corpo. Questo venne trovato intatto e venne trasferito con tutti gli onori: quattro cardinali trasportarono la bara sulle spalle, seguiti da un lungo corteo.
Proseguiamo lungo via Mazzini, per arrivare fino al punto dove il corpo di Rosa fu portato.

LA CASA DI SANTA ROSA

Questa che una volta era Via della Ficunaccia, ora si chiama Via Casa di Santa Rosa. Guarda lì a destra, quella piccola scalinata: in quella umile casupola sarebbe nata e vissuta la Santa giovinetta. Poiché la ragazza era figlia di un contadino e non era certamente ricca, si tratta di una costruzione semplice, senza ornamenti.
E’ però emozionante immaginare la vita della ragazza tra le mura di questa piccola casetta medioevale.
Poco più avanti si trovava il Monastero di San Damiano, dove vivevano le suore clarisse. Santa Rosa aveva chiesto di essere accettata nel monastero, ma la sua richiesta non era stata accolta.
Per esaudire il desiderio della giovane, almeno dopo la sua morte, il suo corpo venne portato proprio nella chiesa di quel monastero: Santa Maria delle Rose.
Più tardi l’umile chiesetta venne demolita e, al suo posto, fu costruito il grande santuario che vedi ora. Andiamo verso destra a visitare il corpo della Santa, ancora esposto in una meravigliosa bara di metallo e cristallo

LA MACCHINA DI SANTA ROSA

Sai in quale data venne fatta la processione che trasportò il corpo di Santa Rosa?
Il 4 settembre. Molti pensano che la tradizione del trasporto della Macchina di Santa Rosa sia cominciata proprio da lì. All’inizio non fu che una processione, ma in seguito cominciò a comparire la parola “macchina”. Con questo nome s’intendeva, forse, parlare di una costruzione per trasportare nella città l’immagine della Santa.
Oggi la festa di Santa Rosa è ormai molto grande. Il “campanile che cammina”, dopo aver percorso le strade della città, arriva “di corsa” sulla piazza di fronte alla chiesa.
E’ senza dubbio il tratto più bello del percorso, ma anche il più pericoloso. Per questa ragione nessuno può restare in questa strada durante il passaggio della macchina. Soltanto i familiari dei facchini hanno il permesso speciale di aspettare i loro cari sulle scale della chiesa.
Per forza! Hanno il compito di “portare la giacca”. Subito dopo il faticoso trasporto, i facchini, stanchi, affaticati, sudati, hanno bisogno di coprirsi subito e di riabbracciare i parenti.
Ti piacerebbe avere ancora qualche notizia sui miracoli di Santa Rosa? Vedi questa stradina a destra che si apre sulla Via di Santa Rosa? Il suo nome ricorda il “miracolo delle rose”. La famiglia della ragazza non era certo ricca e davvero non si poteva permettere sprechi. La ragazza, però, non sapeva resistere al desiderio di aiutare i poveri. Così un giorno uscì di casa con il grembiule pieno di pezzi di pane da regalare a chi aveva fame.
Appena fuori incontrò suo padre Giovanni che le chiese dove andava e che cosa portava. La ragazza un po’ confusa e impaurita rispose: “Rose, padre mio”.
Dicendo queste parole aprì il grembiule e restò meravigliata lei stessa quando vide cadere di lì delle rose freschissime.

PIAZZA VERDI

Eccoci arrivati in quella che i Viterbesi chiamano anche Piazza del Teatro o Piazza dell’Unione. Il teatro che vi si trova è stato costruito circa 150 anni fa ed è stato restaurato più volte. Ancora oggi viene usato per tantissime rappresentazioni. Ospita anche la Scuola comunale di musica.
Dalla parte opposta della piazza puoi ammirare Palazzo Santoro che ospita la Biblioteca Comunale “degli Ardenti” dove ci sono anche molti libri rari e antichi.
Io qualche volta ci sono andato. Sai come funziona una biblioteca? Prima bisogna cercare il libro che ti interessa poi si riempie una scheda dove scrivi il tuo nome, cognome e il titolo del libro che vuoi. Poco dopo un incaricato ti consegna il libro e tu puoi andare a leggerlo tranquillo in una sala di lettura.
Se vuoi, puoi fare una tessera ed avere anche i libri in prestito. Comodo, no?
Imbocchiamo il Corso Italia e riprendiamo il nostro cammino. Dopo pochi passi, dove sbocca la Via Mazzini, sulla sinistra è murata una lapide. Hai notato come è strana la sua forma? Ricorda Porta di Sonza, una delle più antiche porte della Città che si apriva più o meno da queste parti. Le mura della Viterbo più antica, infatti, finivano qui. Fuori scorreva il fosso Sonsa, che adesso chiamiamo Urcionio. Porta Sonza aveva un grande privilegio, che gli era stato concesso dal figlio dell’imperatore Barbarossa.
Qualsiasi Viterbese che aveva qualche forma di servitù nei confronti di un altro e passava sotto questa porta diventava libero.
Porta Sonza era, insomma, una specie di “porta della libertà”.

CORSO ITALIA

Continuiamo la nostra passeggiata. Non ti stupire se vedi passeggiare, come noi, tante altre persone. Da tanto tempo questa è, per i Viterbesi, la via dove si passeggia, s’incontrano gli amici, ci si ferma a parlare e a conversare. La passeggiata al Corso è una” cosa sacra”, Si percorre tutta la via fino a Piazza delle Erbe e poi… si torna indietro per più di una volta. Come vedi ci sono molti negozi, Anche se ormai gli acquisti non si fanno più solo in centro, questa via è rimasta molto importante per chi desidera fare delle compere. Sempre nel Corso Italia s’incontra il più antico caffè della città, il Caffè Schenardi. Prende il nome dal primo proprietario che, verso la fine dell’800, volle trasformare il magazzino di un’antica e nobile famiglia in una sala da caffè. Lì era possibile consumare bibite e gelati seduti intorno a comodi tavolinetti e, intanto, incontrarsi, discutere, progettare iniziative. Il locale, anche se è in parte cambiato, mantiene ancora il disegno originario e le sue tradizioni.
Ormai il nostro giro sta per terminare: abbiamo raggiunto Piazza delle Erbe che hai già visto. Concediamoci una meritata sosta, magari seduti sui gradini della fontana.

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