Da Porta della Verità a S. Martino al Cimino

Da Porta della Verità a S. Martino al Cimino

PORTA DELLA VERITA

Questa porta è stata costruita intorno al 1100, ma è stata modificata nei secoli molte volte.
L’ultima volta fu nel 1728, in onore del passaggio a Viterbo del Papa Benedetto XIII.
Ti chiederai perché ha preso un nome tanto particolare. Anche a questo proposito esiste una leggenda.
Guarda la piazza che si trova di fronte alla porta. In questa sorge una chiesa molto antica. Si racconta che, nel 1446, tre fanciulli che erano andati lì a pregare videro apparire una bella signora che parlò con loro, raccomandando la bontà. I bambini capirono che la signora era la Madonna. Ben presto la notizia della visione si sparse. Il vescovo del tempo volle interrogare i ragazzi per capire quanto era vero quello che raccontavano. Visto che pensava che i bambini dicessero una bugia, arrivò perfino a qualche minaccia. I piccoli, però, insistevano a rispondere:
“E’ la verità, è la verità”.
Da allora la chiesa in cui i bambini avevano visto la Madonna si chiamò Chiesa della Verità e anche la porta prese lo stesso nome,
Ti consiglierei di entrare un attimo nella bella chiesa di Santa Maria della Verità per ammirare almeno la cappella Mazzatosta, Si chiama così perché fu fatta costruire verso il 1460 dal ricco viterbese Nando Mazzatosta.
Gli affreschi che si vedono sulle pareti della chiesa sono del pittore Lorenzo di Giacomo, meglio conosciuto con il nome di Lorenzo da Viterbo. Pensa che questo pittore è morto a soli venticinque anni. Quello che stupisce è proprio il fatto che una persona così giovane, mai uscita da Viterbo per frequentare le grandi scuole di pittura, sia stata capace di opere d’arte tanto belle. Gli affreschi raffigurano l’Annunciazione, la Nascita del Cristo, la Presentazione della Vergine e lo Sposalizio della Vergine, ritenuto, tra tutti, il più riuscito. In questo ultimo dipinto sono raffigurati molti personaggi di Viterbo di quell’epoca, vestiti con abiti propri di quel tempo.
Ora diamo uno sguardo alla chiesa. Lo sai che essa è stata per lungo tempo utilizzata come sede del Museo civico e soltanto dal 1960 è stata riaperta al culto?
La sua struttura è molto semplice e risulta piuttosto spoglia, ma forse è proprio qui il suo valore.

IL MUSEO CIVICO

Usciamo dalla chiesa e, subito a destra, troviamo l’ingresso del Museo Civico, ospitato nell’antico convento.
Entriamo. Nel chiostro e a pianterreno troviamo la Collezione Archeologica che illustra il periodo etrusco-romano.
Lungo il portico sono sistemati cippi funerari e sarcofagi provenienti dalle necropoli attorno a Viterbo.
Al secondo piano, invece, sono raccolti sculture e oggetti d’arte dal Medioevo al Settecento. C’è, poi, la Pinacoteca, cioè la parte dove sono esposti tutti i dipinti.
Ora che abbiamo fatto il giro dell’intero Museo, vuoi sapere che cosa mi piace di più? A parte gli oggetti etruschi, ho trovato, tra i dipinti esposti nella Pinacoteca, molto bella la famosa Pietà di Sebastiano del Piombo.
Sono stato anche contento di trovare qui i disegni della Macchina di Santa Rosa, che mi ricordano un aspetto della nostra tradizione, tanto caro a tutti noi.
Quello che, però, mi ha stupito più di tutto è stato il sarcofago della Bella Galiana. Prima del restauro, quando stava attaccato al muro della chiesa di S. Angelo, era cosi scuro che tutti i Viterbesi pensavano che fosse di peperino. Lo credevo anch’io dopo aver visto alcune sue fotografie.
Osservarlo così pulito e bianco fa impressione: è incredibile!

IL PALAZZETTO DELLO SPORT

Per proseguire il nostro giro avremo bisogno della macchina. Lo so che ci sono diversi autobus che collegano Viterbo con San Martino, ma vorrei farti fare una deviazione. Non intendo portarti a vedere un’opera d’arte, ma sono certo che è un posto che interessa i ragazzi.
Infiliamoci in Via Monte Asolone, alla destra del Museo. Al primo incrocio giriamo per via Vittorio Veneto che percorreremo fino alla fine. Ora andiamo a sinistra in via Valerio Tedeschi e poi prendiamo la strada della Pila. Ora giriamo ancora a sinistra per Via Monti Cimini.
Ecco lì l’edificio che volevo mostrarti.
E’ il nostro Palazzetto delle Sport.
Di recente costruzione, vi si giocano tutte le partite di basket delle nostre squadre locali e vi si svolgono tante altre manifestazioni sportive e ginniche (tornei, saggi e gare di ballo). Non credo che esista una ragazzo di Viterbo che non sia mai entrato qui, fosse pure per ammirare uno spettacolo.
Torniamo in Via della Pila, raggiungiamo Via Carlo Cattaneo e, attraverso Via Sabotino arriviamo in Via Santa Maria in Gradi. Vedi quell’edificio antico che sta alla nostra destra? Pensa, una volta era un antico e bellissimo convento ed ha, al suo interno un bel chiostro, un elegante portico davanti alla chiesa, una particolare decorazione nella fontana del secondo chiostro. Io, però, non ho potuto vedere nulla di quello che ti racconto. Fino a poco tempo fa, la costruzione è stata usata come Carcere. Dopo la realizzazione del nuovo stabilimento penitenziario in località Mammagialla, Santa Maria in Gradi è stata in parte restaurata. E’ stata aperta, però, ai visitatori solo per poco, quindi io non sono riuscito a visitarla.
Oltrepassiamo ora la Cimina e eccoci in Via S. Maria della Grotticella. da qui comincia la strada che ci porta a S. Martino. Durante il tragitto vediamo il nuovo ospedale di Belcolle.

SAN MARTINO AL CIMINO

II piccolo centro è lontano circa cinque chilometri da Viterbo. Si trova in un’ottima posizione e offre un clima tipico di “mezza montagna”. Chi trascorre un po’ di tempo a San Martino, inoltre, può approfittare per fare lunghe passeggiate tra i boschi o a scendere sulle rive del Lago di Vico. Per questa ragione molte persone trascorrono le vacanze a S. Martino.
In questo paese, in novembre, si svolge la caratteristica Sagra delle Castagne. Nella Piazza di Sopra vengono arrostiti sacchi di castagne, mentre sotto un tendone, montato per l’occasione, le donne mettono in vendita dolci e piatti caratteristici preparati da loro stesse.
Tutto questo ci fa comprendere che, se si esclude il turismo, San Martino può contare soprattutto sui suoi boschi e su quello che producono: funghi e castagne.

IL BORGO

La parte antica del paese è chiusa da due porte: una in basso sulla strada che arriva da Viterbo, l’altra in alto, alla fine del paese, verso la montagna. Anche gli abitanti, una volta, si consideravano appartenenti al Rione di sopra  (verso l’Abbazia) o al Rione di sotto (verso la piazza). Mi hanno raccontato che i bambini delle due zone si consideravano nemici e spesso combattevano tra loro per conquistare il comando.
A chi, come noi, entra dalla porta di sotto, San Martino appare particolarmente bella: in un solo colpo d’occhio si hanno di fronte l’Abbazia Cistercense e, a sinistra, il palazzo di Donna Olimpia.
Donna Olimpia Maidalchini Pamphili diventò la cognata del Papa Innocenzo III. Nel 1645 egli fece di San Martino un principato e lo diede in dono alla cognata che ne diventò la signora.
Di questa donna sono state dette mille cose.
C’è chi la dipinge come una specie di “strega” sèmpre impegnata ad inventare nuove diavolerie, c’è chi dice che fu una donna particolarmente intelligente e indipendente e per questo fu molto criticata nel suo tempo. Certo è che fu lei a far costruire vicino all’Abbazia Cistercense il suo palazzo (oggi sede dell’ Ente Turistico Provinciale) e fu lei a mettere in atto uno dei primi piani regolatori del Seicento.
L’abitato è formato da casette a schiera addossate alle mura, tutte uguali, una attaccata all’altra, ognuna un po’ più in basso rispetto all’altra. Si dice che, per aumentare il numero dei suoi sudditi, Donna Olimpia abbia portato nel suo principato “galeotti” rilasciati dal carcere di Civitavecchia e dalle “forzate” di Tarquinia. Sarebbero state queste persone prima a costruire e poi ad abitare le casette a schiera. La vita si svolgeva praticamente per la strada. C’erano sì i laboratori artigiani, ma spesso si lavorava per la via perché i locali erano quasi sempre troppo piccoli e poco illuminati; gli abitanti s’incontravano e si riunivano nella piazza principale. C’erano, però, persino luoghi previsti per il divertimento, come il locale per il gioco della pallacorda.

ABBAZIA CISTERCENSE

Il borgo è praticamente raggruppato intorno alla gigantesca Abbazia che testimonia l’importanza di questo posto in un’altra epoca storica. E’ chiamata così dai monaci cistercensi che provenivano da un monastero francese e che si stabilirono qui nel XIII secolo, quando venne costruito il grande edificio. A dire il vero dell’intero monastero resta ben poco, ma la chiesa è praticamente intatta. La facciata si compone di una parte centrale su cui si apre un enorme finestrone e due torri gemelle ai lati. Le torri furono costruite nel 1600, per risolvere un problema grave. A causa del particolare tipo di terreno su cui si appoggiava, la pesante facciata rischiava di slittare in basso. Le torri ebbero, perciò, il compito di trattenerla. In stile gotico cistercense, l’interno della chiesa è a tre navate, divise da archi che poggiano su possenti colonne.
In questa chiesa sono conservati i sepolcri di Donna Olimpia e del principe Girolamo Pamphili. Qui ho ascoltato una volta un concerto d’organo e ti assicuro che l’ambiente era ancora più suggestivo: la chiesa con le sue pareti nude, l’altezza e la potenza di tutta la costruzione mi hanno fatto apparire il luogo adatto alla pace ed alla riflessione.

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