Abbazia Cistercense San Martino al Cimino

Abbazia Cistercense San Martino al Cimino

Secoli di storia alle spalle, numerosi restauri ed un fascino senza tempo: si presenta così, agli occhi dei visitatori, l'Abbazia Cistercense di San Martino al Cimino.

Una bellissima facciata rende immediatamente riconoscibile la struttura. Imponente e racchiusa da due torri campanarie, la facciata invita i visitatori ad ammirare e contemplare la bellezza della chiesa. Le due torri campanarie, risalenti alla metà del 1600, custodiscono un orologio ed una meridiana. Incorniciato dalle possenti torri, il portale ad arco della chiesa di San Martino è sovrastato dallo stemma di Innocenzo X. Per dare maggiore luce all'interno della chiesa è presente un finestrone costituito da due grandi monofore acute, sormontate da un caratteristico rosone a otto petali.

Ammirando la chiesa dall'esterno si percepisce già una sensazione di pace e tranquillità, elementi che restano costanti anche dopo aver varcato la soglia d'ingresso. L'interno della chiesa risulta da subito austero e solenne, illuminato da una luce tenue che riflette il grigio dei materiali usati per realizzare la struttura. Motivi di stile gotico, con linee severe, si fondono con elementi meno rigidi e tipici di stili architettonici più recenti. L'interno della chiesa di San Martino è, infatti, il risultato dell'unione tra le componenti originarie e quelle scaturite dagli interventi di restauro e modifica, avvenuti nel '400.

La pianta della chiesa è a croce latina, con tre navate: la centrale risulta maggiormente illuminata rispetto alle laterali che restano piuttosto buie. Tra gli elementi che arricchiscono la chiesa sono da citare un elegante fonte battesimale ed un riquadro, a tarsie lignee, dove compare un frammento di affresco col Battesimo di Cristo.

Semplice, in linea con la primitiva costruzione cistercense, risulta l'altare: decorato da archetti su colonnine lisce.

La lunga storia della chiesa e dell'abbazia di San Martino, secondo le fonti storiche, sarebbe iniziata già nel IX secolo. L'abbazia andò incontro a periodi alterni, tra splendore e crisi. Alessandro III e Lucio III provvidero, durante i loro pontificati, a migliorare le condizioni dell’abbazia; sarà poi con Innocenzo III, nel 1207, che la costruzione avrà un notevole sviluppo. In quegli anni riprendono i lavori e vengono ampliate alcune aree. Nell'anno della consacrazione (1225) l'abbazia era dotata di tutti i servizi essenziali. Un'ulteriore fase di ampliamento ci fu verso la fine del 1200. Seguì a questo periodo d'oro una nuova fase di crisi e, verso la fine del 1300, la struttura finì in uno stato di semi-abbandono.

Un nuovo periodo di splendore, che vedrà tornare in vita l'abbazia di San Martino, prende avvio coi Pamphili: nel 1645 Innocenzo X restituisce alla chiesa il titolo abbaziale, rendendola indipendente dall’autorità episcopale. Inoltre, il pontefice dona l'area di San Martino alla cognata Olimpia Maidalchini che avvia una radicale trasformazione del borgo e procede con l'edificazione, sulle strutture dell'antica abbazia, del palazzo principesco. All’interno dell’Abbazia potrete trovare il celebre capolavoro di Mattia Preti, Lo Stendardo Giubilare, commissionato da Olimpia Maidalchini Pamphilj per essere utilizzato nelle cerimonie giubilari dell’Anno Santo 1650.

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