27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA, “RICORDARE, UN DOVERE MORALE. L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA, OLTRE OGNI IMPEDIMENTO LEGATO ALLA PANDEMIA”

27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA, “RICORDARE, UN DOVERE MORALE. L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA, OLTRE OGNI IMPEDIMENTO LEGATO ALLA PANDEMIA”

Sul finire del 1943 Rita Corbucci era una diciassettenne simile a tante sue coetanee deturpate dalla guerra.
Erano tutte emaciate, pallide, coi vestiti rattoppati più e più volte, le mani che non rispecchiavano la loro età per quanto erano graffiate, le unghie sfaldate…
Il 2 dicembre a Via della Verità arrivarono le milizie fasciste e Rita le vide dalla finestra dirigersi accanto al suo portone, al civico 19. Con violenza scardinarono la porta ed entrati ne uscirono tenendo per la collottola come fossero cani Angelo, Letizia e Reale, i vicini ebrei proprietari della merceria nella quale tutti acquistavano i fili ed i bottoni per rammendare i pochi e lisi vestiti che indossavano.
Assisteva a quella penosa scena, con gli occhi spalancati e l’immobilità tipica del terrore il piccolo Silvano, 8 anni.
Rita scese di corsa le scale e raggiunse il bimbo. Gli porse la mano e le dita lisce e vellutate di Silvano si intrecciarono con quelle ruvide e screpolate di Rita. Iniziarono a camminare per la via, come farebbero una mamma con suo figlio. Arrivarono in casa, il piccolo Silvano Di Porto era salvo.
Mani trascurate che possiedono la capacità di proteggere e trarre in salvo.
La famiglia di Silvano fu deportata ad Auschwitz nel 1944. Lì trovarono la morte.
Il Comune di Viterbo ricorda queste vittime dell’Olocausto con tre Pietre d’inciampo poste davanti la soglia della casa dei Di Porto. Normalmente si porterebbe loro una corona di fiori.
Viterbo, molto colpita dalle atrocità della guerra, ricorda ed ha memoria. Dei suoi morti ma anche dei suoi eroi, della signorina Rita Corbucci che salvando una vita ha salvato il Mondo.
“27 gennaio, Giorno della Memoria. Le disposizioni antiCovid non ci consentono di ritrovarci in via della Verità, davanti all’abitazione di Emanuele Vittorio Anticoli, Bruno Di Porto e Letizia Anticoli, per onorare la famiglia ebrea che trovò la morte nei campi di concentramento ad Auschwitz e Mauthausen nel 1944. Sarebbe stato bello poter condividere come ogni anno questa triste ricorrenza. Da anni ormai i ragazzi dell’istituto comprensivo Luigi Fantappié intervengono alla cerimonia con esibizioni musicali, su brani che richiamano il tema della shoah. Vengono promosse iniziative, organizzati incontri, nelle scuole e anche all’interno di Palazzo dei Priori, con testimoni di quella tragica pagina di storia. Quest’anno tutto questo non sarà possibile. Almeno fisicamente”.
Ad affermarlo è il sindaco Giovanni Maria Arena, che si rivolge ai suoi concittadini, in particolar modo a quelli più giovani, e aggiunge: “Ricordare non significa solo commemorare. Oltre ogni impedimento legato alle misure restrittive per la pandemia, è nostro dovere morale riflettere su quanto accaduto in passato, affinché certi orrori non avvengano mai più”.
Per l’intera giornata di domani 27 gennaio bandiere a mezz’asta anche su Palazzo dei Priori. Su disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – e come da comunicazione della Prefettura – in occasione del Giorno della Memoria gli edifici pubblici dovranno esporre bandiere a mezz’asta in segno di memore omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati, militari e politici italiani nei campi nazisti.
L’8 gennaio 2015 furono collocate tre pietre d’inciampo, in via della Verità, davanti al portone d’ingresso dell’abitazione in cui viveva la famiglia ebrea, prelevata da quell’edificio e destinata alla morte nei campi di sterminio.
Alla loro memoria è dedicata anche la targa collocata negli anni passati sullo stesso edificio.